L’ideologia di genere e l’amorevole e ferma resistenza cristiana

Dando uno sguardo al panorama statunitense ci si imbatte con molta frequenza su tematiche, che presenti anche in Italia, sono lì ad uno stadio di sviluppo più avanzato rispetto al nostro. Mi riferisco all’ideologia di genere (ingl.: gender theory). I sostenitori di questa ideologia irrazionale nei dibattiti televisivi fanno continuamente sfoggia della loro ipersensibilità altrettanto irrazionale. La definisco così perché essi nella loro sofferenza emotiva causata dal rifiuto altrui della loro diversità, accusano tutti di intolleranza, ma non si rendono conto che i primi intolleranti sono loro, visto che non tollerano che qualcuno contrapponga alla loro una netta diversità di pensiero, fondata su basi razionali e non emotive. La loro ipersensibilità irrazionale non solo li porta a lottare per vedere rispettata la loro scelta individuale – lotta che è legittima, perché fondata sul diritto inalienabile alla libera autodeterminazione – ma li induce altresì a combattere per l’affermazione sociale della loro irrazionale ideologia, che contro ragione afferma che:
1- l’identità di genere non si basa sul sesso biologico, anche se esso è evidente a livello cromosomico (“XX” per la donna, “XY” per l’uomo) e genitale (vagina per la donna, pene per l’uomo),
2- ma si definisce ― secondo il loro corifeo Judith Buttler ― sul rapporto della coscienza del soggetto con la cultura[1].

Noi cristiani, che abbiamo conosciuto l’amore di Dio per l’uomo, il Suo rispetto per il diritto alla sua libera autodeterminazione, dobbiamo combattere contro ogni tipo di discriminazione di genere, ma non possiamo farlo a scapito della Legge divina e naturale, della Legge Antica e della nuova Legge o Legge evangelica (cfr. CCC 1961-1973). Noi che sappiamo di essere stati creati maschi e femmina e che ci è stato ordinato di essere fecondi e di moltiplicarci (Gn 1,27-28). Noi che ci rendiamo conto che tale comando può realizzarsi solo all’interno di relazioni eterosessuali. Noi che sappiamo che Dio non ha dato una legge per frustrare l’uomo, ma per realizzarlo, non possiamo tacere. Dobbiamo anzi lavorare con amore perché possa essere sempre più evidente tale verità agli occhi dei nostri fratelli, che si sono volontariamente accecati, lasciandosi sedurre dall’edonismo e dal relativismo, e che camminano verso la loro autodistruzione. Non possiamo perciò cedere all’ipersensibilità emotiva di questi nostri fratelli che vogliono adottare, a loro danno, un’identità di genere “contro natura”. Anche se venissimo tacciati per ingiusti, intolleranti, nemici del genere umano, bigotti non possiamo cedere al loro ricatto morale vittimistico. Perché ne va della loro piena realizzazione in questa vita e nell’altra.

In realtà i veri nemici del genere umano sono i propugnatori dell’ideologia di genere. Essi  infatti strumentalizzano  l’ipersensibilità di queste identità di genere confuse ― così le chiama la Buttler utilizzando il termine inglese queer, che significa confuso, strano, strambo ― per distruggere totalmente il genere eterosessuale, da loro considerato come il genere egemone che tende a dominare la storia, perciò ad imprimere ingiustizie e a favorire discriminazioni, e raggiungere così il loro scopo finale: una omogenizzazione tale da permettere a tutti gli individui di avere tutti i generi insieme: lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer o questioning (cioè: confusi o interroganti) e intersessuali[2]. Altro che Sodoma e Gomorra.

L’ingiustizia di questa ideologia è evidente, ma lo è ancor di più se si considerano le modalità di diffusione prospettate dalla Buttler. Per dare a queste identità di genere confuse (o “terzo genere”) un riconoscimento politico e un rafforzamento sociale, condizione sine qua non per raggiungere i suoi scopi, è necessario, dice la Buttler, iniziare una “lotta dei generi” perché ― secondo Marx ideatore della “lotta di classe” a cui si ispira la Buttler ― l’odio è la migliore forza capace di decostruire la realtà. Mi domando: come si può essere tanto ciechi da pensare che si possa costruire una nuova società stabile fondandola sull’odio? Non mi stupisco però di questa cecità, perché è la naturale conseguenza dell’aver estromesso Dio da questa cultura.

Ripeto, noi cristiani non possiamo tacere e dobbiamo continuare a dire con amore e fermezza a questa cultura impura che solo se riscoprirà la purezza, restituendo alla sessualità il valore originario datole da Dio, potrà ritrovare la vera pace, prima qui in terra e poi in cielo. Mi auguro che ogni mio fratello LGBTQI possa dire consapevolmente: “Beato me se sarò puro di cuore”.

«Dio è Purezza. Il Paradiso è regno di Purezza. Niente di impuro può entrare in Cielo dove è Dio. Perciò se sarete impuri non potrete entrare nel Regno di Dio. Ma, oh! gioia! Anticipata gioia che il Padre concede ai figli! Colui che è puro ha dalla terra un principio di Cielo, perché Dio si curva sul puro e l’uomo dalla terra vede il suo Dio. Non conosce sapore di amori umani, ma gusta, fino all’estasi, il sapore dell’amore divino, e può dire: “Io sono con Te e Tu in me, onde io ti possiedo e conosco come sposo amabilissimo dell’anima mia”. E, credetelo, che chi ha Dio ha inspiegabili, anche a se stesso, mutamenti sostanziali per cui diviene santo, sapiente, forte, e sul suo labbro fioriscono parole, e i suoi atti assumono potenze che non sono, no, della creatura, ma di Dio che vive in essa. Cosa è la vita di colui che vede Dio? Beatitudine. E vorreste privarvi di simile dono per fetide impurità?»[3].

Che queste parole scritte da una mistica cattolica possano incidere i nostri cuori.

Concludo invitando a vedere il cortometraggio intitolato “Modern Educayshun” di Neel Kolhatkar, posto qui sotto, che approfondisce i potenziali pericoli dell’ipersensibilità di questa cultura LGBTQI.

Il video è in lingua inglese ma possono essere attivati i sottotitoli italiani.

 


[1] cfr. Judith Buttler, Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità, Laterza, Roma-Bari 2013.

[2] L’acronimo che identifica questa comunità è LBGTQI. Esso ha lo scopo di enfatizzare la diversità delle culture basate su sessualità e identità di genere e a volte è utilizzato per riferirsi a chiunque sia non-eterosessuale oppure, utilizzando un neologismo coniato da questa cultura per sostituire il termine eterosessuale: non-cisgender. Questa sostituzione del termine eterosessuale con il termine cisgender ( in italiano cissessuale) è sintomatico del desiderio di questa cultura di sterminare l’eterosessualità. Non potendola ancora eliminare di fatto, si accontentano intanto di farlo semanticamente.

[3] Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, Vol III, cap. 170, CEV Isola del Liri 2000.

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