L’omosessualità nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nella Bibbia

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ai numeri 2358-2359 a proposito dell’omosessualità e degli omosessuali afferma che:

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

La posizione tradizionale della Chiesa Cattolica sull’omosessualità e gli omosessuali ha un chiaro e inequivocabile fondamento biblico.

 

Riferimenti all’omosessualità nella Bibbia

I testi biblici che affrontano direttamente o indirettamente il problema dell’omosessualità sono:

Antico Testamento

Genesi 19,7-8 “… no, fratelli miei, non fate del male! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo, lasciate che ve le porti e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini…”.

Giudici 19,23-24 “…no, fratelli miei, non fate una cattiva azione; dal momento che questo uomo è venuto in casa mia, non dovete commettere questa infamia! Ecco mia figlia che è vergine, io ve la condurrò fuori, abusatene e fatele quello che vi pare; non dovete commettere questa infamia!”.

Levitico 18,22: “Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna. È abominio”.

Nuovo Testamento

1 Corinzi 6,9-10: “Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il Regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati (gr.: malakos), né sodomiti (gr.: arsenokoitês)… erediteranno il regno di Dio”.

1 Timoteo 1,9-10: “La legge non è fatta per il giusto, ma per… i fornicatori, i pervertiti, i trafficanti di uomini, i falsi, gli spergiuri e per ogni altra cosa che è contraria alla sana dottrina”.

Romani 1,26-27: “[…] Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura: egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con le donne, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento”.

 

Esegesi di  1 Corinzi 6,9-10 e 1 Timoteo 1,9-10

Questi due testi contengono una lista di vizi presentati come redibitori all’accesso al Regno di Dio. In 1 Cor 6,9, due parole greche fanno riferimento all’omosessualità: malakos, tradotto con “depravati” e arsenokoitês tradotto con omosessuali. Questi termini sono molto rari: malakos compare solo in questo contesto di San Paolo e arsenokoitês ricorre per la prima volta in tutta la letteratura greca.

Arsenokoitês significa letteralmente “che giace con un uomo”. Formato dall’associazione di due parole distinte: arsēn, “maschio” e koitē “letto”,  presenti nella versione dei LXX (greco) di Levitico 18,22 e 20,13, è apparso probabilmente in un contesto giudaico-ellenistico. I rabbini utilizzano l’espressione ebraica “giacere con un uomo” tratta dal testo ebraico del Levitico 18,22 e 20,13 per esprimere la relazione omosessuale. Essi non si limitano alla pederastia. Ci sembra che tutti questi elementi siano sufficienti per affermare che l’ipotesi più verosimile sia che il termine in 1 Corinzi 6,9 si riferisca a uomini aventi il ruolo attivo nelle relazioni a carattere omosessuale.

Malakos significa letteralmente “dolce, mellifluo, delicato”. Il contesto chiaramente sessuale della lista dei divieti e il significa dell’altro termine successivo, “arsenokoitês”, invalida due interpretazioni marginali del termine malakos , e cioè: “prostituti omosessuali” e “uomini molto effeminati” e ci permette quindi di limitare il significato di malakos al partner passivo nella relazione omosessuale

Gli atti omosessuali sono quindi considerati di estrema gravità, in quanto offendono direttamente la legge divina. Questo insegnamento è perfettamente coerente con il giudaismo di quest’epoca. Non viene indicata alcuna distinzione legata ad una questione di orientamento sessuale o di circostanze nell’atto. E’ l’atto in se stesso che viene condannato.

 

Esegesi di Romani 1, 18-32

In questo passo l’apostolo Paolo vuole far comprendere la gravità dell’idolatria. A tal fine paragona ad essa l’omosessualità, un vizio che nella tradizione ebraica era caratteristico dei pagani.

Come nell’atto omosessuale ci si rivolge ad una persona dello stesso sesso sovvertendo il piano divino iniziale che prevedeva l’eterosessualità, così nell’idolatria l’uomo tributa alla creatura un culto che spetta unicamente al Creatore ed è dominato dalla creatura che adora. L’idolatria si presenta quindi come un’inversione del progetto divino iniziale.

San Paolo presenta gli atti a carattere omosessuale, da parte degli uomini e da parte delle donne, come la conseguenza della collera di Dio per l’idolatria.

Un’ulteriore difficoltà d’interpretazione di questo testo è il concetto di “contro natura”. L’aggettivo “naturale” caratterizzava nella cultura romana degli atti in accordo con le convenzioni sociali. Così nella cultura greco-romana più della struttura femminile-maschile, è il rapporto dominante  che stabiliva la norma morale in una relazione amorosa.
L’allusione a Genesi 1 e a Romani 1,19-23 ci invita a vedere nella “natura” l’ordine voluto da Dio e identificabile nella creazione. Ciò si traduce, fra l’altro, nella differenza sessuale uomo-donna, struttura fondamentale voluta da Dio come espressione del suo essere di comunione. Dio ha voluto l’unione sessuale dell’uomo e della donna, e questa volontà divina, o legge divina, inscritta nella natura è percettibile attraverso la ragione. L’uomo la può osservare attraverso tutti gli elementi che caratterizzano l’identità sessuale, essendo le caratteristiche genitali uno dei simboli. Se vogliamo prendere in considerazione l’accezione romana di questa espressione, potremmo dire che l’atto contro natura non rispetta la convenzione sociale stabilita da Dio nella creazione.
Il riferimento a Genesi 1 permette inoltre di capire che tale divieto non è in alcun modo invalidato da questioni di “tendenze” o di orientamento. E’ ogni atto omosessuale nella sua materialità ad essere contrario alla volontà divina manifestata alle origini, a prescindere dal fatto che sia imposto o acconsentito.

 

Conclusioni

L’attenzione al significato letterale dei testi del Nuovo Testamento dimostra quindi chiaramente che gli atti omosessuali vengono considerati gravemente contrari alla Legge divina.  In essa la differenza sessuale permette l’espressione di una complementarietà, che rende possibile il dono delle persone e la procreazione. L’insegnamento della Chiesa è perfettamente nella continuità di ciò che dice la Scrittura su tale argomento.

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