Mons. Georg Gänswein su Papa Benedetto XVI

Estratto di due interviste di Paolo Rodari a Mons. Georg Gänswein, storico segretario di Benedetto XVI. Quanto monsignore dice smaschera le fantasiose e farneticanti idee dei disobbedienti cattolici antibergogliani.

Perché (papa Ratzinger) ha scelto di rimanere ad abitare in Vaticano?
“Glielo chiesi anch’io. Mi disse: “Riflettendo, ho capito che il Mater Ecclesiae sarebbe il posto ideale perché è un po’ isolato, ma nello stesso tempo garantisce la libertà necessaria per vivere tranquillo e nascosto”.
Disse di rinunciare all’esercizio del ministero petrino perché le sue forze, per l’età avanzata, non erano più adatte. I motivi furono soltanto questi?
“Si, disse che il ministero petrino necessita di vigore sia del corpo, sia dell’animo, “vigor quidam corporis et animae necessarius est”. Parlò, insomma, di forze fisiche e anche di spirito. Negli ultimi mesi del suo pontificato si vedeva che per andare avanti doveva sforzarsi fortemente”.
Erano momenti difficili in Vaticano. Anche questi fattori esterni lo spinsero a lasciare?
“I motivi sono quelli appena detti. Tutte le altre ipotesi restano tali. È ovvio che tutto ciò che è successo nei due anni precedenti l’11 febbraio consumò le sue forze, ma non fu motivo per la rinuncia. Non fu una fuga. Era convinto che il pastore non deve mai fuggire da nulla, neanche dai lupi se li incontrasse. Questa è la chiave per la giusta comprensione della sua decisione. Non è fuggito, ha semplicemente e umilmente ammesso di non avere più la forza per reggere la Chiesa di Cristo “.
Vi fu chi disse che, rinunciando, Ratzinger tradiva il papato e anche la Chiesa.
“Lo ritengo ridicolo. Ratzinger, da fine teologo, era consapevole che la sede vacante poteva essere data o dalla morte del Pontefice o dalla sua rinuncia, seppure questa seconda possibilità non si era mai verificata nei tempi recenti”.
(Tratto da PAOLO RODARI, Monsignor Georg: “Il mio Ratzinger segreto. Così provai a convincerlo a non lasciare il pontificato”, Repubblica.it, 16 aprile 2015)

In questi anni è mai ritornato sulla rinuncia?
“Non si è mai pentito. È convinto di avere fatto la cosa giusta, per amore del Signore e per il bene della Chiesa. Nella sua anima c’è una pace toccante, che fa capire che nella coscienza c’è la certezza di aver fatto bene davanti a Dio. La presenza della pace dentro di lui è un dono bellissimo conseguente alla decisione”.
Ha avuto pressioni per dimettersi?
“No, per niente! L’ha detto lui stesso nel libro “Ultime conversazioni” di Peter Seewald; non ha avuto pressioni da nessun parte. Se ci fossero state, lui non avrebbe ceduto. Era divenuto consapevole di non avere più le forze necessarie per guidare la barca di Pietro che aveva necessità di un timone forte. Ha capito di dover ridare nelle mani del Signore ciò che aveva ricevuto da Lui”.
Al Conclave si arrivò dopo i mesi burrascosi di Vatileaks. Ritiene che senza Vatileaks sarebbe mai stato eletto Bergoglio?
“Non credo che la faccenda “Vatileaks” abbia avuto un tale influsso sul Conclave. Benedetto ha seguito il Conclave alla televisione. Nel già citato libro di Seewald, un anno dopo le elezioni, disse che Papa Francesco era una bella boccata d’aria fresca; altri commenti non ha fatto”.
Non mancano coloro che contrappongono il magistero di Benedetto a quello di Francesco. Lui è a conoscenza di questa operazione?
“Leggendo i giornali e vedendo le notizie non è possibile che Benedetto non si accorga che ogni tanto si fanno queste contrapposizioni. Ma non si lascia provocare da articoli o affermazioni del genere. Ha deciso di tacere e rimanere fedele a questa decisione. Non ha nessuna intenzione di entrare in diatribe che sente lontane da sé”.
Si è mai pentito di essere rimasto vestito di bianco?
“È una questione che per lui non si poneva e non si pone. È stata una cosa naturale. Non vede problemi. Ha tolto il mantelletto e anche la fascia. Per lui è semplicemente una veste come un’altra”.
Grande discussione nella Chiesa ha provocato “Amoris laetitia”. In particolare, per alcuni il testo avrebbe provocato confusione a livello pastorale. Benedetto XVI cosa pensa?
“Ha ricevuto una copia dell’Amoris laetitia personalmente da Francesco, in bianco e con autografo. L’ha letta accuratamente. Ma lui non commenta in nessun modo il contenuto. Certamente sta prendendo atto della discussione e delle diverse forme in cui è stato recepito”.
(Tratto da PAOLO RODARI, Georg Gänswein: “I 90 anni di Ratzinger, lontano dal mondo ma non si è mai pentito”, Repubblica.it, 12 aprile 2017)

APPROFONDIMENTI

si consiglia di lettura degli articoli pubblicati sul sito della UCCR

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